I fumetti di Blu | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Blu




Tag:blu, comics, disegni, disney world, Drawing, fumetti, illustration, illustrazioni, men's health, Self service, zapping
La prima volta di Blu | inguineMAH!gazine #1
Spegni – spegni – ti prego!!
È scritto accanto ad un graffito sul ponte di via Stalingrado. Qualcuno con le mani in testa che grida “spegni-spegni” sui muri di una delle principali vie d’ingresso nel cuore di Bologna. Quel “pezzo” era troppo diverso da quanto visto prima. Da quanto visto lí come altrove. Era la rappresentazione di un delirio fatta con uno stile forte, riconoscibile. Tanto agli occhi miei quanto a quelli di un bambino. È già una questione di stile! L’autore si firma Blù. Era la prima volta che vedevo un pezzo di Blù. Ho fatto presente il fatto a qualcuno. Qualcuno l’aveva già visto. Altri mi hanno indicato degli altri pezzi suoi in città.
Una volta ero in una piazza dove ci sono sette chiese.
Era il concentramento finale di una manifestazione. Un ragazzo arrampicato su una scala appoggiata ad un pannello grande dieci volte il ragazzo stesso, dipinge qualcosa con uno con uno stile forte, riconoscibile. Faccio uno più uno. Era la prima volta che vedevo Blù. Lo inchiodo con la scusa di inguine.net, lui si lascia inchiodare. Dice che di computer non ne capisce molto. Dopo un paio di giorni mi manda un’animazione fatta in flash. Quella roba rimane come cover del sito per un paio di mesi. Era la prima volta che faceva qualcosa in flash. Ormai siamo amici. Lo chiamo Nico. Forse un po’ me ne vanto pure. Me na accorgo magari quando passo con qualcuno accanto ad suo pezzo e dico “lo vedi quello? Lo ha fatto un mio amico…”
Decidiamo di fare il magazine. Blù deve starci dentro. Ovvio. Lui è un po’ perplesso.
Non ha mai fatto niente su carta “…cioè si, ho fatto solo dei bozzetti per i graffiti…” ma non dei lavori su carta. Quasi paradossale. Si convince poi da solo. Fa finta di chiedermi dei consigli faccio finta di darglieli.
Ma non ce n’è bisogno.
Si limita da solo nello spazio di un foglio di carta.
Sviluppa da solo un suo senso di narrazione.
La prima volta di Blù “a fumetti”.
Prezioso.
| paper resistance |
Tag:bambino, blu, bologna, bozzetti, carta, comics, flash, graffito, murales, paper, Paper Resistance, Stalingrado
leave your fingerprint | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
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gli individui hanno una dignità da rispettare e allora perchè vuoi metterti ai confini dei clandestini poveri destini e marchiarli, cercarli bloccarli se sono extra ma che è extra extra da cosa, perchè, extra da te ma non da altri la vita è nata in africa e allora siamo tutti extra ed eravamo albanesi, nigeriani, marocchini e non impariamo mai dalla storia
\\leave your fingerprint
Tag:africa, albanesi, albania, clandestini, extra, extracomunitari, fingerprint, marocchini, mimmo manes, nigeria, storia clandestini, ubq
Arrington De Dionyso- immagini | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Arrington De Dionyso



Tag:Arrington De Dionyso.
Arrington De Dionyso | inguineMAH!gazine #1
“Quando dipingo, lo faccio sotto dettatura. Cerco di non permettere al mio cervello di parlare troppo, ma di ricevere solo l’ispirazione. Le visioni si manifestano spontaneamente. A volte appare un archetipo familiare: sirene, coccodrilli o un simbolo dei Tarocchi. Disegnare mi dà conforto spirituale. C’è anche una rappresentazione sacra messa in scena da personaggi sciamanici. sto illustrando un mito personale, per guarire il mondo infermo.”
L’arte e la musica di Arrington de Dionyso, chitarra, sax, clarinetto e voce del combo blues-punk Old Time Relijun, sono per l’artista un tutt’uno indivisibile. Nelle sue spartane ed immediate illustrazioni a biro, Arrington sfoga gli stessi istinti primordiali della sua musica, cacofonico ensemble di istanze blues, nichilismi assortiti, reale incapacità tecnica e urgenze espressivo/espressioniste figlie della coppia Beat Happening – Captain Beefheart. La musica di De Dionyso e soci, comunque, ha saputo togliersi per tempo dal cono d’ombra degli illustri modelli, sviluppando il proprio lessico di eccessi e sregolatezze in modo autonomo e connettendosi in modo quanto mai stretto con l’assurdo immaginario del leader. Il risultato é tutto fra i solchi dei loro dischi, testimoni titolo dopo titolo di una maturazione lenta ed inesorabile, che ha portato la sgangherata band di Olympia ad un notevole e probabilmente inatteso successo, soprattutto in Europa ed in particolar modo in Italia, omaggiata con una delle loro più belle canzoni: quella “Carcerato”, che lo stesso DeDyoniso ha dichiarato ispirata alle anime perdute dell’inferno dantesco. Il testo di “Carcerato” (dall’EP “La sirena de pecera”, K rec. 1999) é perfetto per inquadrare l’immaginario Dionysiaco: ispirata da un sogno della madre, la canzone snocciola l’una dopo l’altra visioni e sensazioni eccessive, incongrue e surreali di un (presumo) detenuto in fase introspettiva. Passato, presente e futuro si mescolano ai rimpianti e ai desideri di un uomo folle e braccato più da se stesso che dalla società. Il “racconto” si sgretola in una narrazione da trance ipnotica, priva di filo conduttore e densa di contraddizioni interne. Il mondo pulsante ed autogenerativo dei suoi disegni, quindi, non può che rispecchiare questo immaginario contorto e autoipnotico. Il bello é che, grazie alla naturale immediatezza delle mezzo espressivo, le immagini i personaggi e le situazioni assumono sulla carta una maggiore definizione. Streghe, Coccodrilli, Lupi, Fauni e Tarocchi escono dall’ombra e dalle ambiguità della parola parlata e si bagnano nella concretezza dell’inchiostro per rivelarsi in tutta la loro carica fisica. Il risultato é affascinante: i grovigli di inchiostro gridano e sussurrano, magici cespugli dagli scandalosi frutti in cui tutto é possibile, ogni cosa può essere e divenire al contempo.
De Dionyso ha una notevole facilità a parlare del rapporto che intercorre fra musica e disegno nel suo fare arte, la consequenzialità delle due forme espressive é per lui del tutto ovvia, e non fatichiamo a crederlo. Molto interessante, a proposito, un suo “artist’s statement” elaborato per i testi della collettiva “rock>action” e mai utilizzato per motivi
di spazio:
“Non c’é separazione fra i miei disegni e la mia musica. Entrambi nascono dall’improvvisazione che decostruisce gli archetipi dello spirito creativo e la ricerca dello spirito umano. La mia arte é l’onesta illustrazione dei giardini e dei campi di battaglia dentro me, in questi disegni elementi di grazia ed estaticità coesistono con altri di tortura e prigionia. Musicalmente, é lo stesso – suoni brutti e suoni sensuali giustapposti in tensione erotica. Ho iniziato a disegnare draghi, lupi, leoni e coccodrilli appena sono stato in grado di tenere una penna in mano, nei miei lavori lascio che nell’eterna lotta fra uomini e mostri siano i mostri a vincere. Lasciarli vincere nel surreale concede all’uomo una possibilità di vittoria nel combattimento del reale.”
Un’artista capace di “fare tanto con poco” in puro stile DoItYourself, quindi, ma anche in grado di approfondire e rielaborare in maniera curiosamente sofisticata le possibilità di questa involontaria vena naif.
| Marco Antonini |
Rubrica “Fumo nelle orecchie” Comix & Immagini per timpani esigenti
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Tag:Arrington De Dionyso., Beat Happening, Captain Beefheart, Fumo nelle orecchie, Marco Antonini, Old Time Relijun
Dinero di Miguel Brieva | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003




Tag:Dinero, Miguel Brieva
Miguel Brieva | inguineMAH!gazine #1
Miguel Brieva viene da Siviglia.
Divide la sua vita tra la città d’origine e Madrid.
Che lui faccia fumetti va da sè. La maniera in cui li faccia, no però.
Solitamente le sue storie cominciano e finiscono in una pagina. I suoi baloon li contate sulle dita di una mano mentre fumate una sigaretta. Alloggiano comodamente sopra flash illustrati. Subliminali. Mentre vi vedete la vita scorrere sotto gli occhi.
Il risultato è letale. Come il cancro. Ma tranquilli, è tutta fiction. Queste cose non le avete mai viste. Quello che fotte è la consapevolezza che in qualche forma scenari simili esistano. Fotte ancora di più vederne la rappresentazione. Vederla riassunta in una sola pagina contenente un’illustrazione ed un paio di baloon…è la fine. E che nessuno tiri in mezzo le vignette – plis!
Miguel Brieva è un visionario. Possiede altre doti oltre alla sintesi. Tutte pressochè invidiabili. Doti che producono materiale in maniera copiosa, originale, indipendente. Doti che lo hanno portato a venire fuori all’improvviso. Chissà da dove. Lontano da case editrici o circuiti più o meno noti. Non esistono tracce di Brieva fino al momento in cui sugli scaffali delle librerie spagnole è apparso “Dinero”. Booom ! E’ stato un botto ! “Dinero” è un albo che in media conta 48 pagine. È arrivato al
terzo numero (0/1/2) e viene concepito dall’inizio alla fine, in tutte le sue fasi dallo stesso Miguel. Una storia, un flash, una scossa agli occhi ed una al cervello per ogni pagina. Ha la forma di un prodotto perfetto. Nella forma e nel contenuto se visto da un punto di vista parziale come il mio. Quello che rimane imparziale è il fatto che di personaggi simili non ne vengono fuori frequentemente.
Lo hanno capito bene gli spagnoli. Dovreste vedere come se lo cullano…
| paper resistance |
Tag:Miguel Brieva, Paper Resistance
L’autore sconosciuto di AlePop | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
AlePop




Tag:AlePOP
Staffa, uno che gli girano le balle. | inguineMAH!gazine #1
E cosí, anche Staffa è arrivato al terzo fottuto millennio. Se lo merita. Oggi i suoi fumetti non sembrano più fuori tempo. E la sua cattiveria è l’unico antidoto ai giannimorandi e robertobenigni che buoneggiano ovunque, nuovi santini dell’era mediatica.
Staffa è sempre stato incazzato. Non che i motivi manchino, per carità. Ma noi ci abituiamo ai cialtroni, all’ingiustizia, all’incoerenza e al pressapochismo. Ci siamo abituati, come al ticchettio dell’orologio.
Spesso ci lamentiamo dei mali del mondo, ma è più che altro per accodarci al coro lagnante dell’italiano medio. Anche in questo, siamo conformisti.
Staffa invece usa l’incazzatura per creare storie a fumetti che irridono a tutto e a tutti, lui incluso.
Non fa parte di un gruppo o di una “scuola”, non ha riserve di caccia: le sue prede sono a destra e a sinistra, fra i borghesi e gli alternativi. Una salutare lucidità gli impedisce di avere la mira offuscata. Crocifigge gergo, vezzi, abbigliamenti e modi di pensare con sguaiata arguzia e volgarità, mettendo a nudo la patetica umanità delle sue vittime. E lo fa attraverso un linguaggio grafico molto personale. I suoi disegni si riconoscono a prima vista. La sua è una semplicità che arriva da lontano, e che in Italia, patria del bel disegno, ha sempre incontrato diffidenza se non aperta ostilità.
Un po’ come Staffa stesso, incazzato girovago nato e cresciuto controcorrente.
Non credo che stia comodo, lí dove sta. Però, egoisticamente, spero che ci rimanga.
L’anemico (Giovanni Barbieri)
Tag:AlePOP
Sonic Comic di Julie Doucet | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Julie Doucet


Tag:Julie Doucet
Julie Doucet – intervista | inguineMAH!gazine #1
Intervista a Julie Doucet a cura di Elettra Stamboulis
Pubblicata su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003

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Julie Doucet è nata nel 1965 nel Quèbec francofono. Ex-fumettista, ha vissuto a Montreal, New York, Seattle e Berlino. Attualmente vive in Canada. Nel 1991 ha vinto l’Harvey Award come miglior nuovo talento e ha pubblicato sulle più importanti riviste del settore tra cui “Weirdo”, la rivista curata da Robert Crumb. Ha pubblicato su talmente tante pubblicazioni che non abbiamo lo spazio per nominarle tutte, quindi non ne citiamo nessuna.
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a domanda – risponde.
— Disamorarsi del fumetto? ——————————————————————————-
D: Si mormora in giro che tu stia abbandonando il fumetto, o che comunque questo stia diventando una parte molto limitata della tua attività. È un disamoramento o un cambiamento di indirizzo temporaneo?
R: Sí, mi sono allontanata dai fumetti: sono più di tre anni e mezzo ormai, e ho paura di non essermi pentita di avere smesso di disegnare fumetti in assoluto. L’ho fatto ininterrottamente per 12 anni, non facendo nient’altro. Mi è venuto un rigurgito, ero stanca di cosí tanto lavoro per così pochi soldi, tanto da non avere chance di continuare a disegnare se volevo mangiare. Nessuno mi credeva quando dico che per me è storia finita, ma è vero. Sto facendo un mucchio di altre cose ora, disegno, acquaforte, xilografia, incisione in linoleum e un mucchio di piccoli libri stampati in serigrafia.
— Sogni e disegni ——————————————————————————-
D: In alcune strisce ci sono cronache di alcuni sogni che tu hai fatto. In altri autori i sogni hanno un ruolo in un certo senso centrale. Penso ai sogni di Crumb e ovviamente a quelli di Zograf. Ritieni che disegnare sogni sia una sorta di flusso di coscienza e che ci siano connessioni tra il modo di narrare le storie nei fumetti e il modo con cui i sogni ci appaiono?
R: Ho disegnato i miei sogni perché erano molto strani e in un certo senso essi avevano un valore estetico per me. Nel mio modo di vedere le cose essi avevano un valore prettamente estetico, il raccontare storie e le figure…non sono molto addentro al discorso esoterico, tipo coscienza attraverso i sogni… non so come rispondere all’ultima parte della tua domanda.
— Il racconto delle cose ——————————————————————————-
D: Una parte caratteristica che balza agli occhi nelle tue storie è l’attenzione al dettaglio della scena, dell’ambiente che circonda i personaggi. Sembra che raccontino, a volte, più gli oggetti che i ballon. È stata una scelta consapevole o è nata mentre disegnavi, senza un processo di selezione?
R: In molti casi è stata una decisione consapevole lo scegliere che cosa andava raffigurato all’interno delle sequenza, oggetti, dettagli, ecc… a meno che tu non abbia visto qualcosa che io non vedo?
— Del ritratto ——————————————————————————-
D: Le ultime serie di lavori che ho avuto occasione di vedere erano “ritratti” o macchiette. Che cosa ti ha portato a lasciare il racconto narrativo e a passare alla sintesi della tavola unica?
R: Sono sempre stata affascinata dai visi, dai ritratti: trovai un fascicolo con delle foto nella spazzatura in un parco di Berlino, e realizzai una loro interpretazione in incisione in linoleum. Dal mio punto di vista tutto è concentrato sui visi, ma anche l’interpretazione, la nuova tecnica era importante. Avevo sicuramente bisogno di allontanarmi dai fumetti e fare cose radicalmente diverse, per cambiare completamente il mio approccio.
— I tuoi viaggi ——————————————————————————-
D: Ho saputo che hai fatto un viaggio in Francia nell’ultimo periodo. Che cosa hai visto? Pensi che la Francia sia ancora il centro almeno del mondo europeo dei fumetti o qualcosa è cambiato? Che cosa consideri più interessante al momento?
R: Ho passato dieci giorni a Parigi in gennaio. Anche se sono andata ad Angoulême, non è stato un viaggio stimolato dai fumetti. Ci sono andata solo per vedere vecchi amici. L’unica cosa che mi sento di dirti della scena del fumetto francese in questo momento è che tutti, autori, ma soprattutto gli editori, sono in guerra l’uno con l’altro! Non ho mai sentito così tante maldicenze in una volta in vita mia!!! Mi è stato detto che ciò è dovuto al proliferare di piccoli editori, e che il mercato (molto piccolo, anche in Francia) è saturo.
Sono fuori dal giro delle cose nuove nel mondo del fumetto, tutto quello che posso dire è che il nuovo avviene in Europa, non negli Stati Uniti.
— Tecnologia. Tecnologia?? ——————————————————————————-
D: La tecnologia ha un ruolo nella tua vita di tutti i giorni? E nel tuo lavoro? Che tipo di relazione hai con i nuovi media?
E che cosa sai o pensi dei fumetti in rete?
R: I computer sono meravigliosi strumenti. Amo le e-mail, amo poter mandare le mie illustrazioni ai giornali in questo modo. Li uso per scomporre i colori per la serigrafia… ma a parte questo, non ho assolutamente pazienza quando sono seduta di fronte ad uno schermo. Non funziona con me. Ho problemi nel sedermi di fronte alla tv a guardare un film senza fare nient’altro, e quindi… personalmente non vedo l’appeal dei fumetti nella rete. Uso il computer come strumento, ed ho problemi nel prenderlo in considerazione come un fine in se stesso… ma è un problema mio.
Tag:Elettra Stamboulis, Harvey Award, Julie Doucet, Robert Crumb
Resistenza cartacea. | inguineMAH!gazine #1
Mi piace immaginare Paper Resistance come un mite e bonario cazzone alla Diego de la Vega che, smessi i panni quotidiani, s’inguaina nei neri abiti di Zorro, incidendo le pance dell’autorità con grosse zeta derisorie. Ma Paper Resistance, più che una persona, è un progetto di comunicazione di massa. Tanto sottile, trasversale e pop da finire probabilmente sulle t-shirt degli sbarbini. Magari capiterà anche in tv, ovviamente frainteso, ma difficilmente snaturato.
Perché fa della sottrazione e della povertà di mezzi espressivi la propria arma migliore.
Grandi quanto un bollino Conad o alti come il Pirellone, i personaggi di Paper Resistance non perdono un grammo della loro forza. Il bianco e nero li consegna all’immortalità.
La loro povertà di segni si presta a interpretazioni ironiche, drammatiche, simboliche… fate un po’ voi. L’importante è che questa parata di figure, arbitrariamente messe assieme dal passato più o meno prossimo e dai più diversi campi, finisce col diventare una galleria di immortali. Eppure, i personaggi non entrano a far parte della storia ufficiale, ma nelle tasche
dei ragazzini sotto forma di figurine. Cosí che rockstar, sportivi, poeti e divi del porno raggiungono l’unica posterità che conta: quella dei ricordi d’infanzia.
Paper Resistance è un grande progetto proprio perché è fatto con niente: idee, nero di china e colla. Collezionate le figurine di Paper Resistance.
Non vi faranno sentire meglio, ma vi aiuteranno a resistere.
L’anemico (Giovanni Barbieri)
Tag:Giovanni Barbieri
Macchina Suprema parte 1 di Giovanni Barbieri e Gianluca Costantini | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Giovanni Barbieri & Gianluca Costantini







Tag:gianluca costantini, Giovanni Barbieri, Macchina Suprema
Ecco a voi Macchina Suprema | inguineMAH!gazine #1
Gianluca Costantini, come ormai universalmente riconosciuto, è pazzo.
Venne da me, una sera di qualche anno fa, con una grande cartella nera sotto braccio, zeppa di disegni.
Erano tavole a fumetti, senza testo e senza uno scopo preciso: frammenti e sequenze accostati arbitrariamente.
In tutto, dodici pagine di segni impazziti e capricciosi ghirigori. Una splendida pazzia.
Gianluca è così: lavora sempre. Se lo vedete a far niente, finge. Quella volta, però, chiese il mio aiuto.
Voleva che cavassi fuori da quelle pagine una storia di ampio respiro, con un inizio, una fine e dei personaggi.
Una storia classica, insomma. Un bel casino, vorrei aggiungere. Ma l’idea di sceneggiare un frammento di storia già disegnato e inserirlo in un progetto più grande mi piaceva. Così ho accettato. La parte più impegnativa fu cercare il filo conduttore di quelle pagine. Quello che mi colpì delle immagini fu il loro carattere religioso. Gianluca trasforma tutto in forme bidimensionali. Invece di imitare il reale, ne disegna l’essenza, ne distilla i simboli, un po’ come gli scienziati che riducono il tangibile in numeri. Be’, poteva essere un punto di partenza. Quei disegni potevano diventare le sacre scritture di una nuova religione.
Cosí, ripetutamente percosso e seviziato, il mio cervello prese a macinare un’idea narrativa. Creare una macchina per diventare Dio. Il costruttore della macchina e i suoi parenti sarebbero diventati una nuova sacra famiglia, che Gianluca avrebbe ritratto nei suoi santini bizantini. La storia avrebbe ruotato attorno alla ricerca di segni. Per me che sono ateo, una tegola in testa è sfiga e basta. Magari un altro lo prenderebbe per un segno: ha fatto qualcosa di male. Se ci guardiamo attorno, è zeppo ovunque di segni.
Oforse non vogliono dire un bel niente.
Macchina Suprema parla di questo. Della ricerca di segni, di senso e di interpretazione del mondo.
Cioè, forse Dio non gioca a dadi. O forse è il tuo vicino di casa.
Io e Gianluca abbiamo presentato la nostra creatura a un sacco di editori. Alcuni non ci hanno neanche risposto, altri ci hanno mandato una lettera di rifiuto circolare (non scherzo!), altri ancora hanno cortesemente rifiutato, mentre i più creativi l’hanno definita “un suicidio editoriale”.
Ora potrete giudicare da soli, leggendola. Siate creativi nel vostro giudizio.
L’anemico (Giovanni Barbieri)
Tag:gianluca costantini, Giovanni Barbieri, L'anemico, Macchina Suprema
NOWAR | inguineMAH!gazine #1
NO WAR – Piccolo Network Contro La Guerra
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
http://nowar.kyuzz.org | nowar-info@kyuzz.org

Tag:NO WAR, Piccolo Network
Koder di Aleksandar Zograf | inguineMAH!gazine #1
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Traduzione: Giuditta De Concini
Lettering: Lorena Rubbiani
Aleksandar Zograf




Tag:Aleksandar, Belgrado, Giuditta De Concini, Koder, Lorena Rubbiani, poeta, Zograf
Un autore non è la sua nazione | inguineMAH!gazine #1
Zograf è quello di cui si è parlato molto perché è serbo. Quando c’è stata la guerra dei Balcani, lui ha raccontato il suo punto di vista con i fumetti, lettere ed e-mail.
Ma sbaglia chi pensa che sia tutto qui.
Zograf è un autore, cioè uno che ha qualcosa da dire. Usa il linguaggio del fumetto per farlo, e lo fa bene, con uno stile personale e potente. La semplicità con cui racconta è sempre capace di toccarti, perché quello che racconta è vero, lo ha vissuto, che sia un frammento di quotidiano esistere o una visione del dormiveglia. Per lui raccontare è un atto d’amore ed è
cosí che dovrebbe essere. A prescindere dalle etichette che gli vogliamo appiccicare sopra.
Magari le storie di Zograf o il suo disegno possono non piacervi, ma non li troverete mai insinceri. Perché lui ama il fumetto, e assieme agli altri autori di Stripburger ci ricorda quanto possa essere vitale questo linguaggio, al di là dei confini geografici, politici ed economici.
Non so in quale misura Zograf sia diventato noto per la sua nazionalità.
Però so che vale molto di più di questa, perché è un bravo autore e basta.
L’anemico (Giovanni Barbieri)
Tag:Balcani, Giovanni Barbieri, L'anemico, serbia
- I fumetti di Blu | inguineMAH!gazine #1
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May 13th, 2011
Sel Service | Men’s Health | Zapping | Disney World
- La prima volta di Blu | inguineMAH!gazine #1
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May 7th, 2011
Spegni – spegni – ti prego!!
È scritto accanto ad un graffito sul ponte di via Stalingrado. Qualcuno con le mani in testa che grida “spegni-spegni” sui muri di una delle principali vie d’ingresso nel cuore di Bologna. Quel “pezzo” era troppo diverso da quanto visto prima. Da quanto visto lí come altrove. Era la rappresentazione [...]
- inguineMAH!gazine #5
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May 5th, 2011
È nel momento in cui le realtà svaniscono che si esercita appieno il talento dell’uomo di accontentarsi di belle parole.
Scomparsa Roma, il suo fantasma ha avuto vita dura.
- leave your fingerprint | inguineMAH!gazine #1
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May 5th, 2011
gli individui hanno una dignità da rispettare e allora perchè vuoi metterti ai confini dei clandestini poveri destini e marchiarli, cercarli bloccarli se sono extra ma che è extra extra da cosa, perchè, extra da te ma non da altri la vita è nata in africa e allora siamo tutti extra ed eravamo albanesi, nigeriani, marocchini e non impariamo mai dalla storia \\leave your fingerprint
- inguineMAH!gazine #4
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April 29th, 2011
Che cosa significa avere un punto di vista? Posizionarsi e guardare con un binocolo sfocato oppure mirare al cuore? La visionarietà si scontra con l’assenza di visione, con la parcellizzazione implosiva di miriadi di immagini del partito unico della visione. Abbandoniamo la ricerca delle radici per un numero per intersecare quali sono i binocoli usati per le visioni a fumetti di autori diversi, per geografia, immaginario, riferimenti. L’implosione esiste, non c’è dubbio: proviamo a fermarla un momento e vedere che cosa l’alimenta. La soggettività del punto di vista seduce, senza dubbio, ci conforta e allo stesso tempo è spaesante.
- Arrington De Dionyso- immagini | inguineMAH!gazine #1
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April 28th, 2011
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
- Fra pop e underground, il fumetto nell’era di Internet
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April 27th, 2011
Nato nell’ultimo decennio dell’Ottocento come appendice per lo più domenicale dei quotidiani, il fumetto ha saputo ben presto conquistarsi una sua autonomia editoriale. Ma non è del fumetto classico che qui vogliamo occuparci, quanto di quello sotterraneo, underground, che sberleffa quello ufficiale, o che comunque ad esso si pone come alternativa.
- Arrington De Dionyso | inguineMAH!gazine #1
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April 27th, 2011
“Quando dipingo, lo faccio sotto dettatura. Cerco di non permettere al mio cervello di parlare troppo, ma di ricevere solo l’ispirazione. Le visioni si manifestano spontaneamente. A volte appare un archetipo familiare: sirene, coccodrilli o un simbolo dei Tarocchi. Disegnare mi dà conforto spirituale. C’è anche una rappresentazione sacra messa in scena da personaggi sciamanici. sto illustrando un mito personale, per guarire il mondo infermo.”
- Dinero di Miguel Brieva | inguineMAH!gazine #1
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April 27th, 2011
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
- Miguel Brieva | inguineMAH!gazine #1
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April 27th, 2011
Miguel Brieva viene da Siviglia.
Divide la sua vita tra la città d’origine e Madrid.
Che lui faccia fumetti va da sè. La maniera in cui li faccia, no però.
Solitamente le sue storie cominciano e finiscono in una pagina. I suoi baloon li contate sulle dita di una mano mentre fumate una sigaretta. Alloggiano comodamente sopra flash illustrati. Subliminali. Mentre vi vedete la vita scorrere sotto gli occhi.
- L’autore sconosciuto di AlePop | inguineMAH!gazine #1
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April 27th, 2011
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
AlePop
- Staffa, uno che gli girano le balle. | inguineMAH!gazine #1
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April 27th, 2011
E cosí, anche Staffa è arrivato al terzo fottuto millennio. Se lo merita. Oggi i suoi fumetti non sembrano più fuori tempo. E la sua cattiveria è l’unico antidoto ai giannimorandi e robertobenigni che buoneggiano ovunque, nuovi santini dell’era mediatica.
- Sonic Comic di Julie Doucet | inguineMAH!gazine #1
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April 27th, 2011
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Julie Doucet
- Zinorama | Angoulême 2007
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April 27th, 2011
Festival International de la Bande Dessinée d’Aungulême
http://www.bdangouleme.com
- INGUINE@COX | 2005
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April 27th, 2011
INGUINE@COX Venerdì 21|5
Dalle 22.30 serata di chiacchere informali, mostre collettive e tecnologia spiccia
PRESENT AZIONE INGUINE MAH!GAZINE#3
- Julie Doucet – intervista | inguineMAH!gazine #1
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April 27th, 2011
Julie Doucet è nata nel 1965 nel Quèbec francofono. Ex-fumettista, ha vissuto a Montreal, New York, Seattle e Berlino. Attualmente vive in Canada. Nel 1991 ha vinto l’Harvey Award come miglior nuovo talento e ha pubblicato sulle più importanti riviste del settore tra cui “Weirdo”, la rivista curata da Robert Crumb. Ha pubblicato su talmente tante pubblicazioni che non abbiamo lo spazio per nominarle tutte, quindi non ne citiamo nessuna.
- Resistenza cartacea. | inguineMAH!gazine #1
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April 26th, 2011
Mi piace immaginare Paper Resistance come un mite e bonario cazzone alla Diego de la Vega che, smessi i panni quotidiani, s’inguaina nei neri abiti di Zorro, incidendo le pance dell’autorità con grosse zeta derisorie. Ma Paper Resistance, più che una persona, è un progetto di comunicazione di massa. Tanto sottile, trasversale e pop da finire probabilmente sulle t-shirt degli sbarbini. Magari capiterà anche in tv, ovviamente frainteso, ma difficilmente snaturato.
- Macchina Suprema parte 1 di Giovanni Barbieri e Gianluca Costantini | inguineMAH!gazine #1
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April 26th, 2011
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Giovanni Barbieri & Gianluca Costantini
- Ecco a voi Macchina Suprema | inguineMAH!gazine #1
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April 26th, 2011
Gianluca Costantini, come ormai universalmente riconosciuto, è pazzo.
Venne da me, una sera di qualche anno fa, con una grande cartella nera sotto braccio, zeppa di disegni.
Erano tavole a fumetti, senza testo e senza uno scopo preciso: frammenti e sequenze accostati arbitrariamente.
In tutto, dodici pagine di segni impazziti e capricciosi ghirigori. Una splendida pazzia.
Gianluca è così: [...]
- NOWAR | inguineMAH!gazine #1
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April 26th, 2011
NO WAR – Piccolo Network Contro La Guerra
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
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- Koder di Aleksandar Zograf | inguineMAH!gazine #1
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April 26th, 2011
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003
Traduzione: Giuditta De Concini
Lettering: Lorena Rubbiani
Aleksandar Zograf
- Un autore non è la sua nazione | inguineMAH!gazine #1
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April 26th, 2011
Zograf è quello di cui si è parlato molto perché è serbo. Quando c’è stata la guerra dei Balcani, lui ha raccontato il suo punto di vista con i fumetti, lettere ed e-mail.
Ma sbaglia chi pensa che sia tutto qui.
Zograf è un autore, cioè uno che ha qualcosa da dire. Usa il linguaggio del fumetto [...]
- inguineMAH!gazine #3
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April 22nd, 2011
L’uomo è un vertebrato e ha un’anima immortale, nonché una patria, perché non diventi troppo spavaldo…Ogni uomo ha un fegato, una milza, dei polmoni e una bandiera; tutti e quattro questi organi sono di importanza vitale. Pare esistano uomini senza fegato, senza milza e un solo polmone; non esistono uomini senza bandiera…Per il resto l’uomo è un animale che bussa alla porta, fa cattiva musica, e lascia abbaiare il cane. Qualche volta se ne sta anche tranquillo, ma allora è morto.
- inguineMAH!gazine #2
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April 22nd, 2011
C’è anche il silenzio di chi striscia nascondendosi nei buoi per saltare addosso a uno per strangolarlo.
C’è il silenzio dei mafiosi che nei paesi e nelle città tramano per parassitare e dominare segretamente.
Il silenzio di quei politici che nelle nazioni e nei continenti tramano per parassitare e dominare segretamente.
Il silenzio di chi odiando aspetta il momento per colpire.
Il silenzio di chi cerca di “ammazzare il tempo” fumando o leggendo fumetti fessi.
E c’è il silenzio in cui si guardano e si vedono per la prima volta la mamma e il bambino che ha in braccio.
- inguineMAH!gazine #1
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April 22nd, 2011
La felicità può essere di carne.
Di pelle appena – corpo senza volto né testa, ma con la bocca enorme
e molte braccia, seni, coscia, gamba muscolosa, clavicola,
scapola, ventre liscio teso peloso nel posto giusto del sesso
e in più l’odore deciso, penetrante dell’ascella, dell’inguine, del piede
che arriva tutto assieme, di colpo o poco a poco, frammentato.
Armando Freitas Filho