Ecco a voi Macchina Suprema | inguineMAH!gazine #1

Gianluca Costantini, come ormai universalmente riconosciuto, è pazzo.
Venne da me, una sera di qualche anno fa, con una grande cartella nera sotto braccio, zeppa di disegni.
Erano tavole a fumetti, senza testo e senza uno scopo preciso: frammenti e sequenze accostati arbitrariamente.
In tutto, dodici pagine di segni impazziti e capricciosi ghirigori. Una splendida pazzia.
Gianluca è così: lavora sempre. Se lo vedete a far niente, finge. Quella volta, però, chiese il mio aiuto.
Voleva che cavassi fuori da quelle pagine una storia di ampio respiro, con un inizio, una fine e dei personaggi.
Una storia classica, insomma. Un bel casino, vorrei aggiungere. Ma l’idea di sceneggiare un frammento di storia già disegnato e inserirlo in un progetto più grande mi piaceva. Così ho accettato. La parte più impegnativa fu cercare il filo conduttore di quelle pagine. Quello che mi colpì delle immagini fu il loro carattere religioso. Gianluca trasforma tutto in forme bidimensionali. Invece di imitare il reale, ne disegna l’essenza, ne distilla i simboli, un po’ come gli scienziati che riducono il tangibile in numeri. Be’, poteva essere un punto di partenza. Quei disegni potevano diventare le sacre scritture di una nuova religione.
Cosí, ripetutamente percosso e seviziato, il mio cervello prese a macinare un’idea narrativa. Creare una macchina per diventare Dio. Il costruttore della macchina e i suoi parenti sarebbero diventati una nuova sacra famiglia, che Gianluca avrebbe ritratto nei suoi santini bizantini. La storia avrebbe ruotato attorno alla ricerca di segni. Per me che sono ateo, una tegola in testa è sfiga e basta. Magari un altro lo prenderebbe per un segno: ha fatto qualcosa di male. Se ci guardiamo attorno, è zeppo ovunque di segni.
Oforse non vogliono dire un bel niente.
Macchina Suprema parla di questo. Della ricerca di segni, di senso e di interpretazione del mondo.
Cioè, forse Dio non gioca a dadi. O forse è il tuo vicino di casa.
Io e Gianluca abbiamo presentato la nostra creatura a un sacco di editori. Alcuni non ci hanno neanche risposto, altri ci hanno mandato una lettera di rifiuto circolare (non scherzo!), altri ancora hanno cortesemente rifiutato, mentre i più creativi l’hanno definita “un suicidio editoriale”.
Ora potrete giudicare da soli, leggendola. Siate creativi nel vostro giudizio.

L’anemico (Giovanni Barbieri)

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