Resistenza cartacea. | inguineMAH!gazine #1

Mi piace immaginare Paper Resistance come un mite e bonario cazzone alla Diego de la Vega che, smessi i panni quotidiani, s’inguaina nei neri abiti di Zorro, incidendo le pance dell’autorità con grosse zeta derisorie. Ma Paper Resistance, più che una persona, è un progetto di comunicazione di massa. Tanto sottile, trasversale e pop da finire probabilmente sulle t-shirt degli sbarbini. Magari capiterà anche in tv, ovviamente frainteso, ma difficilmente snaturato.
Perché fa della sottrazione e della povertà di mezzi espressivi la propria arma migliore.
Grandi quanto un bollino Conad o alti come il Pirellone, i personaggi di Paper Resistance non perdono un grammo della loro forza. Il bianco e nero li consegna all’immortalità.
La loro povertà di segni si presta a interpretazioni ironiche, drammatiche, simboliche… fate un po’ voi. L’importante è che questa parata di figure, arbitrariamente messe assieme dal passato più o meno prossimo e dai più diversi campi, finisce col diventare una galleria di immortali. Eppure, i personaggi non entrano a far parte della storia ufficiale, ma nelle tasche
dei ragazzini sotto forma di figurine. Cosí che rockstar, sportivi, poeti e divi del porno raggiungono l’unica posterità che conta: quella dei ricordi d’infanzia.
Paper Resistance è un grande progetto proprio perché è fatto con niente: idee, nero di china e colla. Collezionate le figurine di Paper Resistance.
Non vi faranno sentire meglio, ma vi aiuteranno a resistere.

L’anemico (Giovanni Barbieri)

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