Arrington De Dionyso | inguineMAH!gazine #1

“Quando dipingo, lo faccio sotto dettatura. Cerco di non permettere al mio cervello di parlare troppo, ma di ricevere solo l’ispirazione. Le visioni si manifestano spontaneamente. A volte appare un archetipo familiare: sirene, coccodrilli o un simbolo dei Tarocchi. Disegnare mi dà conforto spirituale. C’è anche una rappresentazione sacra messa in scena da personaggi sciamanici. sto illustrando un mito personale, per guarire il mondo infermo.”

L’arte e la musica di Arrington de Dionyso, chitarra, sax, clarinetto e voce del combo blues-punk Old Time Relijun, sono per l’artista un tutt’uno indivisibile. Nelle sue spartane ed immediate illustrazioni a biro, Arrington sfoga gli stessi istinti primordiali della sua musica, cacofonico ensemble di istanze blues, nichilismi assortiti, reale incapacità tecnica e urgenze espressivo/espressioniste figlie della coppia Beat Happening – Captain Beefheart. La musica di De Dionyso e soci, comunque, ha saputo togliersi per tempo dal cono d’ombra degli illustri modelli, sviluppando il proprio lessico di eccessi e sregolatezze in modo autonomo e connettendosi in modo quanto mai stretto con l’assurdo immaginario del leader. Il risultato é tutto fra i solchi dei loro dischi, testimoni titolo dopo titolo di una maturazione lenta ed inesorabile, che ha portato la sgangherata band di Olympia ad un notevole e probabilmente inatteso successo, soprattutto in Europa ed in particolar modo in Italia, omaggiata con una delle loro più belle canzoni: quella “Carcerato”, che lo stesso DeDyoniso ha dichiarato ispirata alle anime perdute dell’inferno dantesco. Il testo di “Carcerato” (dall’EP “La sirena de pecera”, K rec. 1999) é perfetto per inquadrare l’immaginario Dionysiaco: ispirata da un sogno della madre, la canzone snocciola l’una dopo l’altra visioni e sensazioni eccessive, incongrue e surreali di un (presumo) detenuto in fase introspettiva. Passato, presente e futuro si mescolano ai rimpianti e ai desideri di un uomo folle e braccato più da se stesso che dalla società. Il “racconto” si sgretola in una narrazione da trance ipnotica, priva di filo conduttore e densa di contraddizioni interne. Il mondo pulsante ed autogenerativo dei suoi disegni, quindi, non può che rispecchiare questo immaginario contorto e autoipnotico. Il bello é che, grazie alla naturale immediatezza delle mezzo espressivo, le immagini i personaggi e le situazioni assumono sulla carta una maggiore definizione. Streghe, Coccodrilli, Lupi, Fauni e Tarocchi escono dall’ombra e dalle ambiguità della parola parlata e si bagnano nella concretezza dell’inchiostro per rivelarsi in tutta la loro carica fisica. Il risultato é affascinante: i grovigli di inchiostro gridano e sussurrano, magici cespugli dagli scandalosi frutti in cui tutto é possibile, ogni cosa può essere e divenire al contempo.
De Dionyso ha una notevole facilità a parlare del rapporto che intercorre fra musica e disegno nel suo fare arte, la consequenzialità delle due forme espressive é per lui del tutto ovvia, e non fatichiamo a crederlo. Molto interessante, a proposito, un suo “artist’s statement” elaborato per i testi della collettiva “rock>action” e mai utilizzato per motivi
di spazio:

“Non c’é separazione fra i miei disegni e la mia musica. Entrambi nascono dall’improvvisazione che decostruisce gli archetipi dello spirito creativo e la ricerca dello spirito umano. La mia arte é l’onesta illustrazione dei giardini e dei campi di battaglia dentro me, in questi disegni elementi di grazia ed estaticità coesistono con altri di tortura e prigionia. Musicalmente, é lo stesso – suoni brutti e suoni sensuali giustapposti in tensione erotica. Ho iniziato a disegnare draghi, lupi, leoni e coccodrilli appena sono stato in grado di tenere una penna in mano, nei miei lavori lascio che nell’eterna lotta fra uomini e mostri siano i mostri a vincere. Lasciarli vincere nel surreale concede all’uomo una possibilità di vittoria nel combattimento del reale.”
Un’artista capace di “fare tanto con poco” in puro stile DoItYourself, quindi, ma anche in grado di approfondire e rielaborare in maniera curiosamente sofisticata le possibilità di questa involontaria vena naif.

| Marco Antonini |

Rubrica “Fumo nelle orecchie” Comix & Immagini per timpani esigenti
Pubblicato su inguineMAH!gazine n°1 – anno 1 2003

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